Ungaretti, chi si legge si rilegge

Prendendo spunto dagli esami di maturità che si stanno svolgendo in questi giorni nelle scuole italiane, è bene (ri)proporre a tutti la lettura di un Ungaretti ben geograficamente collocato, attraverso una poesia antologizzata in Poesia italiana del Novecento II, a c. di E. Sanguineti, Einaudi, Torino, 1996, p. 859. Si tratta appunto di Lucca:

Ecco Lucca, calda, crudele, serrata, e verde. // Mi sento qui nella carne di ogni persona che incontro.

// Esamino i connotati come se chi passa portasse via, / nei suoi panni, il mio corpo. E’ la mia terra, è il mio

/ sangue. Ne ho un tormento e un desiderio come chi /si scostasse da un incesto; – ma non può dominare la

fatalità dei suoi sensi! //Queste giornate, in questi luoghi, mi fanno soffrire, e mi coprono di voluttà, / e mi tengono limitato come in una bara. // Riprenderò la via del mondo. Andrò dove sono forestiero: / dove non è peccato, sacrilegio, essere curiosi / di sè nelle cose che godi. // Qui finirei col riprendere la zappa, col rimescolarmi / ai contadini, col dimenticare le acredini e i miracoli / delle lettere, col lodare, al sole l’alto grano d’oro, / mentre si falcia, e le coscie delle donne sorprese a / fecondarsi di te in una gran perdizione di sguardi e di / morsi bestiali; e non sai più se è una pesca o labbra / quella forma che hai divorato, se non fosse l’odor forte / della donna; e poi al sole che ti dà un abbandono, / un abbandono così esteso, che accogli il sonno come / una pace vera di morte.

Questa versione, in verità, è un primo abbozzo contenuto in una lettera a Soffici, da Lucca, del 13 agosto 1912, pubblicata da Luciano Rebay e ora si legge solo tra le Altre poesie ritrovate, in Vita d’un uomo. La poesia che troviamo invece nell’antologia, la versione -diremo- ufficiale, prende piede e termina diversamente (http://www.youtube.com/watch?v=mAjwquRig_4), ma quello che voleva mostrarci Ungaretti a proposito di questa poesia, qualunque delle due proposte si legga, è l’humour che lo stesso Ungaretti dice (che dicano) averci messo (dentro). L’autore non esprimeva una rinuncia alla libertà della vita, un adattamento al concetto borghese della vita. In Lucca, rilevava che l’uomo è misteriosamente chiamato a sopravviversi nell’ordine spirituale mediante la parola, nell’ordine naturale mediante la progenie; accettare la tradizione, è stato, ancora, per Ungaretti, l’avventura più drammatica, e quell’avventura dalla quale sino ad oggi si svolge, in mezzo a difficoltà innumerevoli d’espressione, la sua poesia.

 

Roberta Durante

Roberta Durante è una di quelle coi capelli lunghi marroni e gli occhi marroni