Umberto Fiori

Non tanto tempo fa abbiamo citato Sarzana per parlare del Festival della mente, ed ora la re-citiamo per parlare di un autore che lì ci è nato, Umberto Fiori e che sarà alla Libreria ‘MONDADORI QUARTO POTERE’ (contrà Pusterla, Vicenza, www.libreriaquartopotere.it), sabato 22 ottobre, alle 19:30.Definirlo solo poeta o solo musicista è sicuramente un po’ riduttivo. Umberto Fiori infatti, nato a Sarzana nel 1949, dal 1954 vive a Milano, dove si laurea in Filosofia. Dal giugno del 1973 ha fatto parte, come cantante e autore, degli Stormy six, gruppo storico del rock italiano, con lavori come ‘Un biglietto del tram’ (1975), ‘L’apprendista’ (1977), ‘Macchina maccheronica’ (1980). In seguito ha collaborato con il compositore Luca Francesconi (per il quale haredatto due libretti d’opera, ‘Scene’ e ‘Ballata’, oltre che il radiodramma ‘In ostaggio’ ed il ciclo ‘Radio-lied’, affidato a Moni Ovadia), con il fotografo Giovanni Chiaramonte e con i videoartisti di Studio Azzurro. E’ autore di saggi e interventi critici sulla musica (‘Scrivere con la voce. Canzone, rock e poesia’, 2003) e sulla letteratura (‘La poesia è un fischio. Saggi 1986 – 2006’, 2007), oltre che di un romanzo breve (‘La vera storia di Boy Bantàm raccontata dal suo scopritore, il professor Amos Merli’, 2007). Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, fra cui: ‘Case’ (S. Marco dei Giustiniani, 1986), testo confluito poi in ‘Esempi’ (Marcos y marcos, 1992), quindi ‘Chiarimenti’ (Marcos y Marcos, 1995), la plaquette ‘Parlare al muro’ (Marcos y Marcos, con immagini del pittore Marco Petrus, 1996), ‘La bella vista’ (Marcos y Marcos, 2002), sino a ‘Voi’ (Mondadori, collana ‘Lo specchio’, 2009). Tradotto in varie lingue, ai suoi testi sono dedicate un’antologia in inglese (Terminus, Dublino, 1998) ed una in serbo (Govoriti zidu, Belgrado, 2001). L’ultimo suo poemetto in versi ‘Voi’ (Mondadori, 2009), è un particolarissimo monologo dove il protagonista e soggetto narrante è come pervaso da un’ossessione: quella del confronto con la realtà esterna degli umani, con la pluralità totale di ciò che non è il suo. Non sarà certo “l’ultimo” suo lavoro nel senso conclusivo di un percorso in cui la relazione tra il soggetto e l’esterno è segnata da un’infinita mancanza che – se mai – è segno si una sostanziale comunanza di destini, piuttosto il percorso poetico tocca il vertice della riflessione indagando e meditando su circostanze essenziali del nostro esserci, che ci induce a pensare alle nostre sorti di solitudine e scissione, nessuna novità certo, ma il solito timore nei confronti del privato e dell’isolamento letto da una voce diversa.

 

Roberta Durante

Roberta Durante è una di quelle coi capelli lunghi marroni e gli occhi marroni