The tree of life di Terrence Malick

The tree of lifeE’ uscito lo scorso 27 maggio nelle sale The tree of life, l’ultimo lavoraccio di Malick. Il film fa paura, nel senso che è difficile “schierarsi”, parlandone con entusiasmo o criticandolo.

Brad Pitt, forse per smentire l’atteggiamento da duro del Roadhouse che nel film ha fatto suo, dice in conferenza stampa a Cannes che The tree of life è un film sotto forma di poesia. E va bene, lo accettiamo (se vogliamo) ma solo perchè Pitt è biondo; a pensarci meglio però, vengono i dubbi (esistenziali) che la pellicola aiuta facilmente a far sorgere. La didascalia iniziale è la parola di dio a Giacobbe: “Quando io ponevo le fondamenta del mondo, tu dov’eri?”. Giacobbe, secondo tradizione, viene messo alla prova da dio diverse volte, gli vengono sottratti beni e figli e anche di salute non va proprio forte. Gli amici sono convinti che gli sia successo ciò perché ha peccato, ma Giacobbe sa di non averlo fatto. L’uomo non capisce il perché di tanta gratuita sofferenza. Da qui scaturisce una domanda che ha tormentato secoli di filosofia religiosa e razionale: perché il male?Non ce l’ha ancora detto nessuno e neanche Malick ce lo dirà, poco male, niente di nuovo. Si ritorna quindi, alla domanda senza vera risposta, all’antico uroboro che si mangia la coda. D’altra parte, come ci mostra anche il film, a chiedere le cose al cielo non si va poi tanto in là (al massimo vai nell’Aldilà) e stare ad aspettare i segnali è una scelta di coraggio perchè i segnali si confondono facilmente. Nel film, i dialoghi tra i componenti di questa famiglia texana sono molto rari, ma sgorgano le domande e le preghiere rivolte a dio (perchè un figlio muore, perchè il padre sia così cattivo, perchè il figlio maggiore voglia uccidere il padre), sono farfugliamenti di percorsi interiori che si risolvono troppo facilmente nell’affidarsi all’amore. Parlerei quindi, più che di banalità, di semplicità. Spesso le voci off dei protagonisti (probabilmente arrotondate per doppiaggio), disturbano questo incalzare di immagini naturalistiche suggestive alternate a veri e propri set fotografici di moda. Gli attori sono belli da vedere, i colori fanno invidia agli acquerelli e le musiche fanno tendere tutto verso l’alto e a questo punto non ci interessa più da dove venga il male, il paradiso è nella mente di chi vede tutta questa Grazia (ma ci basta?). E allora grazie, Terry, anche se non ci dai nessuna lezione e non ci fai lottare davanti il bene e il male, noi sentiamo lo stesso che lo scontro c’è, nel solo raccontarci una storia possibile, ben farcita (forse solo un po’ poco gustosa).

Roberta Durante

Roberta Durante è una di quelle coi capelli lunghi marroni e gli occhi marroni