Ritrovato Renoir inedito

nudo di donna RenoirE’ un Renoir maturo, probabilmente anziano viste alcune incertezze della pennellata, quello che dipinse il “Nudo di donna” che, rubato nel 1975, aveva fatto perdere le tracce di sé per ben 33 anni. Ora, l’opera inedita, ma attribuita con certezza al maestro impressionista, torna a farsi ammirare nello splendore delle bianche carni della figura femminile sullo sfondo del paesaggio luminoso grazie ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, a Vittorio Sgarbi e… ad una pallonata. Infatti, quando il pallone calciato da una bambina negli anni Settanta danneggiò il prezioso dipinto appeso sul muro di una casa milanese (i Carabinieri non vogliono svelare il nome dei proprietari), scatenando probabilmente le ire dei genitori che dovettero ricorrere ad un restauratore per rimediare al danno, nessuno pensò che proprio quell’ammaccatura in basso a destra sarebbe stata, 33 anni dopo, la prova definitiva che quello era proprio il quadro sottratto dal laboratorio del restauratore tanti anni prima. Quali siano stati gli spostamenti dell’opera in questi anni, non è ancora dato di saperlo, ma su questo si stanno concentrando le indagini; quello che è certo è che il Renoir è proprio quello sottratto al legittimo proprietario nel 1975, e il contributo fondamentale per il rinvenimento è venuto da Vittorio Sgarbi, il critico d’arte contattato lo scorso maggio dai detentori dell’opera in cerca di una valutazione qualificata per poterla vendere al maggior prezzo possibile (il dipinto, valutato attorno ai 500mila euro, doveva essere venduto, insieme con un Manet poi risultato falso, a circa 2-3 milioni di euro). Vittorio Sgarbi, dunque, era stato contattato da una delle tre persone ora accusate di concorso in ricettazione: Amedea Setti, sedicente artista e titolare di una galleria d’arte in Emilia Romagna. Da lei, la richiesta di accertare l’attribuzione a Renoir del “Nudo di donna”, valutare l’opera e, possibilmente, fornire un acquirente. Il critico d’arte, ottenute le fotografie del “Nudo” e della natura morta attribuita a Edouard Manet, ha contattato i Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale che vi hanno riconosciuto uno dei dipinti contenuti nella banca dati delle opere rubate, avviando così le indagini. Nel frattempo, Sgarbi ha sempre mantenuto i contatti con i tre malviventi (insieme con la donna, anche Francesco Attisani, artista dedito alla falsificazione di opere d’arte, e Aniello Ambrosio, con precedenti per traffico internazionale di stupefacenti). Ottenuto l’incontro con i tre, Vittorio Sgarbi ha atteso che gli venissero mostrate le opere: a quel punto è scattato l’intervento dei Carabinieri. Le indagini coordinate da Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Roma, “sono state possibili grazie al decisivo utilizzo delle intercettazioni, che hanno permesso il monitoraggio delle persone coinvolte, seguendone gli spostamenti”, ha voluto sottolineare Ilaria Calò, sostituto Procuratore della Repubblica di Roma. Ora, il Renoir tornerà alla proprietaria milanese (la bambina autrice del danno all’opera), mentre il falso Manet sarà confiscato “e potrà essere distrutto, oppure – ha spiegato il generale Giovanni Nistri – messo a disposizione, ad esempio, del Museo del Falso, in quanto ‘falso d’autore’. La decisione ora spetta al giudice”. Intanto le indagini proseguono per capire chi si cela dietro al traffico delle opere d’arte perché, come ha ricordato Giancarlo Capaldo, a capo del pool che si occupa dei reati contro il patrimonio culturale istituito presso la Procura di Roma, “spesso le opere d’arte vengono usate dalla criminalità organizzata come merce di scambio per le partite di droga, al posto dei contanti”.