Piove e Pompei crolla

Il crollo della Schola Armaturarum di Pompei lo scorso 6 novembre ha suscitato non poche polemiche nel mondo politico e culturale. La palestra dei gladiatori, così chiamata dai turisti, non era aperta al pubblico. Tuttavia le pitture di trofei e armi sulla parete esterna hanno sempre richiamato l’attenzione dei visitatori in transito verso Porta Anfiteatro.

“È una vergogna per l’Italia”. Queste le parole lapidarie del Presidente Giorgio Napolitano in merito al crollo avvenuto il 6 novembre presso il sito archeologico di Pompei. L’evento ha infiammato ulteriormente il dibattito politico già acceso intorno al problema dei tagli alla cultura promossi.

La Domus dei Gladiatori

La Schola Armaturarum Juventis Pompeiani è un edificio costruito negli ultimi anni di vita della città, prima che fosse seppellita dalle ceneri dell’eruzione vulcanica del Vesuvio nel 79 d.C. Palestra e deposito di armi, rinvenute dagli archeologi su scaffali di legno, la Domus si ergeva intorno a una grande sala, che si apriva sulla strada, dove probabilmente si svolgevano gli allenamenti.

C’è molto lavoro da fare

Il ministro dei Beni e delle attività culturali Sandro Bondi, presente a Pompei per osservare da vicino la situazione degli scavi, replica in modo secco al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva richiesto spiegazioni coerenti e senza falsità. Così afferma il ministro: “Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto”, ma non si ferma qui, lanciando un allarme serio sulla situazione del resto del sito archeologico: “C’è un grande lavoro da fare qui e ne riferirò al presidente del Consiglio, al Parlamento e al capo dello Stato”.