http://www.cultura.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/Maurizio-Cattelan_784x0.jpegMaurizio Cattelan, il piu’ quotato sul mercato tra gli artisti italiani viventi, nasce a Padova nel 1960 e inizia a lavorare a Milano, realizzando oggetti non-funzionanti, in sintonia con le tendenze del concettuale.
Il debutto espositivo è nel 1991, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, dove presenta, nel segno della provocazione, Stadium 1991, lunghissimo tavolo da calcetto, con undici giocatori senegalesi e altrettanti scelti tra le riserve del Cesena, naturalmente bianchi. Gia’ aveva dissacrato il mondo dell’arte con ‘Untitled’, 1986, una tela squarciata in tre pezzi alla maniera di Lucio Fontana, creando pero’ la ‘Z’ di Zorro, e sara’ poi il suo segno di fabbrica negli anni successivi. Con un immediato riscontro da parte del pubblico e del mercato dell’arte.

Celebre la performance milanese di qualche anno fa quando Cattelan ha attaccato al muro con lo scotch il suo gallerista Massimo De Carlo, atto estremo, ma conseguente alla visione dell’artista padovano, che ripropone spesso i temi della critica al sistema dell’arte, divenuti ormai preponderanti.

Ancor più nota ‘La Nona Ora’, scultura realizzata cinque anni fa e che raffigura Giovanni Paolo II abbattuto a terra sotto il peso di un enorme meteorite e circondato da vetri infranti. Al centro di molte polemiche, il lavoro è stato esposte alla Royal Academy di Londra e a Varsavia e, presentato all’asta di Christie’s nel 2001 a New York, e’ stato venduto per la cifra record di 886 mila dollari, all’epoca l’equivalente di due miliardi di lire.

E proprio nella citta’ americana, culla dell’arte contemporanea, Cattelan è andato a vivere, anche perchè,  sostiene, ormai non c’è differenza tra un posto e l’altro ed effettivamente le sue provocazioni risuonano ovunque. Come ai Caraibi, dove l’artista ha organizzato la ‘sesta Biennale’, quando non se ne erano mai fatte prima e non c’e’ naturalmente stato neanche un seguito. La manifestazione consisteva in un paio di settimane di villeggiatura gratis per gli artisti invitati e nessuna opera esposta, lasciando a bocca aperta le delegazioni di critici accorsi inutilmente. E persino con Venezia Cattelan non ha scherzato. Nella sua dura critica contro il sistema delle esposizioni e delle biennali, a quella, prestigiosa, sulla laguna ha messo in scena, nel ’93, ‘Lavorare e’ un brutto mestiere’ vendendo a un’agenzia di pubblicità il suo spazio espositivo.
Nel mercato dell’arte fino al collo, Cattelan ha aperto a New York una vetrina minimale sulla 20esima strada, chiamata Wrong Gallery, dove di volta in volta, viene esposto un artista. E’ sempre un evento e i newyorkesi ne vanno matti. Le quotazioni, considerate stellari, delle sue opere da un lato riportano in auge l’arte contemporanea italiana sulle piazze internazionali, dall’altra genera critiche e malumori nel mondo dell’arte.

Cattelan non si è risparmiato le sue uscite spiazzanti neanche il giorno della laurea honoris causa conferitagli dalla facolta’ di Sociologia dell’universita’ di Trento alcuni mesi fa e, identificandosi con un asino simbolo di ignoranza, ne ha regalato uno imbalsamato all’ateneo. Titolo dell’installazione, quasi un autoritratto, ‘Un asino tra i dottori’.

Al contrario di pubblico e mercato, in un recente convegno sul sistema delle mostre e dei musei, critici e galleristi (e artisti) hanno trovato un solo punto di incontro: parlare male di Cattelan, idignati dall’avvicinamento azzardato da uno di loro tra l’artista e De dominicis che nel 1072 aveva portato un ragazzo affetto da sindrome di Down alla Biennale di Venezia.