Le rappresentazioni di Dio nell’arte

Avvicinandoci alla Pasqua, è interessante riflettere come l’immagine di Dio, sia per i credenti che per gli atei, sia una delle più immaginate, rappresentate, sognate e ideate nella storia dei secoli.

Sarà alto? Sarà basso? Avrà la barba come Babbo Natale? Sarà una donna o un uomo? Insomma gli interrogativi sono tanti, soprattutto se cerchiamo di avvicinare l’immagine di Dio a quella dell’uomo, quindi ad una visione più personale, che ci permette anche di navigare con l’estro e la fantasia.

Recentemente una mostra dal titolo “100 artists see God” ha cercato di raccogliere appunto 100 tipi di rappresentazioni di Dio tra i diversi artisti nel corso dei secoli, dalle visioni più classiche e quindi iconografiche, a quelle più estrose e particolari.

La cosa interessante di questa mostra, che poi è diventata un progetto itinerante, riguarda il fatto che è stata capace di riunione credenti e non, in una rappresentazione differente, ma legata dalla centralità della divinità, che sia esso Dio oppure il soprannaturale inteso in un senso più ampio e meccanicistico.

In realtà, anche prima di quest’opera la storia è sempre stata ricca di manifestazioni del divino, come per esempio ci consegna soprattutto la tradizione orientale, con una grandissima iconografia di Ganesa (gana indica la moltitudine, isha il signore), dio di tutti gli esseri, con un ventre pronunciato e quattro braccia. L’immagine così forte, dove la faccia è quella di un elefante, era l’elemento fondamentale che permetteva la contemplazione della figura.

Dio nell'arte

Per quanto riguarda invece la classica tradizione cristiana e cattolica, c’è da dire che non sono tantissime le rappresentazioni di Dio, soprattutto per il fatto che tradizione vuole un Dio che si incarna nel Figlio, e quindi è proprio in lui che si ritrova l’immagine umana tanto cercata. Tuttavia Michelangelo, uno dei più grandi artisti della storia mondiale, ci ha consegnato la Cappella Sistina, in cui la centralità è rappresentata dall’incontro, quasi sfiorato, tra Dio e l’uomo. L’immagine, divenuta un classico nel tempo, per l’epoca rappresentava una delle innovazioni artistiche e stilistiche più grandi.

Infine, anche il mondo del metal, ha ben pensato di tornare alle origini, con una delle colonne portanti della storia della musica, Ronnie James Dio, morto circa due anni fa. In uno degli album più famosi la copertina è rappresentata da un cerbero (stavolta non a tre teste), tenuto a un guinzaglio da un metallaro, con la bava alla bocca. Bhe, che ci piaccia o no, anche questa è una delle tante rappresentazioni di Dio, in un modo o nell’altro.

In ogni caso, qualsiasi sia il modo di immaginarci Dio, il fattore importante, sottolineato anche dalla recente mostra, è quello che ci invita a mantenere viva e vivida la nostra fantasia e immaginazione, oltre che fiducia e speranza per quello che non  sempre ci risulta chiaro.

Federica Di Martino

Gli adulti dimenticano, i bambini no. (In Treatment)