Kojève, memorie di un filosofo

Raymond AronNelle sue Memorie, Raymond Aron definì Alexandre Kojève (1902-1968) l’uomo più intelligente che avesse mai incontrato. Fu un giudizio espresso nel clima di leggenda che circondò i seminari sulla Fenomenologia dello Spirito di Hegel che Kojève tenne, tra il 1933 e il 1939, a Parigi. Alle lezioni di questo russo trapiantato in Francia, nipote tra l’altro di Kandinsky, partecipò il meglio dell’intellighenzia francese tra cui Bataille, Lacan, Merlau-Ponty. Quelle lezioni, grazie all’interessamento di Raymond Quenau, sarebbero diventate nel 1947 uno dei libri più importanti del dopoguerra: Introduzione alla lettura di Hegel. Occorre dire che Kojève pubblicò pochissimo in vita, ma scrisse molto. Ora Adelphi sta per pubblicare, a cura di Marco Filoni un lungo studio dedicato a La nozione di Autorità. Filoni è un acuto studioso del filosofo. Sua l’importante biografia uscita prima in Italia (Il filosofo della domenica, Bollati Boringhieri) e poi recentemente in FRancia (con Gallimard). Quando Kojève sull’Autorità siamo in piena occupazione nazista (maggio 1942). Il filosofo ha lasciato Parigi e si è rifugiato a Marsiglia. Ancora non sa che di lì a qualche anno sarà destinato a diventare una delle eminenze grigie dello Stato francese. Per ora è solo un fuggiasco di talento. Alle prese con qualche problema con la fine della storia, come dimostra il lungo epistolario con l’amico Leo Strauss. I due mettono al centro della loro discussione il ruolo dell’intellettuale nei confronti della politica. E in particolare della figura del tiranno. In qualche modo, il tema attraversa la nozione di Autorità. L’autorità, ovvero la legittimazione del potere – nasce per Kojève dal riconoscimento, il che rinvia alla kojèviana dialettica tra il servo e il padrone. Il libro ha due appendici, in una – con un certo stupore – la nozione di Autorità è messa alla prova con la figura del Maresciallo Pétain. Kojèeve sostenitore del regime di Vichy, vicino ai tedeschi occupanti? Il filosofo, che era stato nella resistenza con il gruppo di Combat, in realtà estremizza un problema, portandolo alla luce nel suo aspetto più sgradevole, ma necessario. Ai suoi occhi i tiranni, nelle loro differenti sfumature, risultavano un paradigma interessante per chiarire la nozione stessa di fine della storia. Non a caso, come Filoni mostra, c’è un rapporto di compiacenza di Kojève verso Stalin; al punto che in anni recenti si è pensato che il filosofo fosse stato un agente del Kgb. In realtà fu un uomo paradossale, uno stratega del doppio e perfino del triplo gioco. Dotato di uno sguardo laterale straordinario e ancora oggi in grado di illuminare i lati inquietanti della realtà.

Roberta Durante

Roberta Durante è una di quelle coi capelli lunghi marroni e gli occhi marroni