Gli U2 sono tornati

Non sobbalzino dalle sedie i fans più accaniti, quelli che avevano storto il naso con Pop, considerato poco più di una strizzata d’occhio All that You Can’t leave behind e una gradevole incompiuta How To Dismantle an Atomic bomb. La nuova crescita artistica del quartetto di Dublino, che va di pari passo con il ritorno in grande stile delle qualità vocali di Bono dopo il periodo più buio di inizio millennio, si era già intravista durante il Vertigo Tour del 2005, con trovate degne del memorabile Zoo Tv tour di inizio anni ’90.


U2

Il ritorno ai fasti artistici di quel periodo, se non completato, quantomeno si rivede finalmente con chiarezza, grazie a No line on the Horizon, album evocativo, artistico nel senso più globale ed elevato del termine: forse non un capolavoro, ma certamente un grande abum. E non a caso l’edizione inglese del Rolling Stone, la bibbia dei musicofili, gli ha tributato cinque stelle su cinque, giudicandolo il lavoro migliore degli U2 proprio da Achtung baby. Così è, non ci sono dubbi. La mano di Brian Eno alla produzione, le registrazioni in Marocco, il booklet di Anton Corbijin e la copertina dell’artista giapponese Hiroshi Sugimoto: tutto fa ripensare al magnifico album del 1993, fin dalle prime note.
U2, No Line On The Horizon. L’orizzonte si è di nuovo allargato.