Gli anni di Baj

Enrico Baj, Trascendente Satrapo ed Imperatore Analogico della Patafisica Milanese, Nasce a Milano il 31 ottobre 1924. Studia al liceo classico, quindi inizia gli studi di Medicina, per abbandonarli dopo la guerra a favore della Facoltà di Giurisprudenza (che completa diventando avvocato) e dell’accademia di Brera, che frequenta parallelamente.  Nel 1952, all’epoca in cui l’avanguardia non era ancora conformismo di massa ma, indifferente a posti e privilegi, significava disprezzo di ogni monotonia e scoperte originali, Baj fondò il Movimento nucleare. Lo fece con vezzo futurista, cioè all’estero, a Bruxelles. Il suo compagno d’avventura era Sergio Dangelo. Non vendevano neanche un quadro, quasi non fosse affare loro. Desideravano soprattutto segnalare il pericolo: ragazzi, c’è la bomba, è lì e può scoppiare da un momento all’altro. Questo cambiava tutto. Che importanza aveva la bellezza? Nemmeno cinque anni dopo, Baj scriverà un nuovo manifesto: Contro lo stile. Perché ciò che contava era la forza tellurica delle immagini, la potenza dei gesti, l’impatto sulla retina di figure devastate.

Gli anni di BajNel 1953 conosce Jorn, con il quale fonda il Movimento Internazionale per un Bahuaus Immaginista promuovendo gli incontri Internazionali della Ceramica ad Albissola, in Liguria. Il legame con Jorn rimarrà solido per molto tempo, anche se le strade dei due divergono nel momento in cui Jorn confluisce nell’Internazionale Situazionista, da cui Baj mantiene le distanze. Al suo lavoro nucleare accompagna il ciclo ‘classico’ delle illustrazioni per il ‘De rerum natura‘ di Lucrezio, dimostrando precocemente una versatilità e capacità di portare avanti discorsi paralleli che ha un corrispettivo nel XX° secolo solo in Picasso e De Chirico. Entrarono in scena così i Generali. Un corteo carnevalesco che denunciava la brutalità e stimolava ilarità, degno di un James Ensor o di un George Grosz. Generato proprio dall’istinto ludico e dal piacere combinatorio di Baj, che si divertiva a mutare in figura ogni materia (quadranti di orologi per gli occhi, una lampadina per il naso) come un Arcimboldo col Vinavil. D’altra parte, lui stesso ricordava come una volta fosse rimasto folgorato da un tappezziere di Porta Ticinese, che, beato lui, poteva lavorare con fiori per materassi e stoffe a piacimento. Quella roba e quel modo di comporla attraevano Baj «quasi sessualmente». Nella sua immaginazione i generali diventavano i grotteschi rappresentanti di una condizione umana raccapricciante. Più filosoficamente Jean Baudrillard confermò anni dopo: «Baj ovvero la mostruosità messa a nudo dalla pittura». Nel 1961 diventa amico di Raymond Queneau, Grande Conservatore dell’Ordine della Grande Giduglia e Amministratore Onorifico del Collège de Pataphysique. Due anni dopo (1963) fonderanno, insieme a Man ray, Arturo Schwarz e Farfa, l’Institutum Pataphysicum Mediolanense e nel 1962: il suo lavoro viene esposto a NY nella grande mostra del Moma ‘The Art of Assemblage‘. Recatosi negli USA per l’occasione, diventa amico di Marcel Duchamp. Tornato in Europa, conosce Breton che scrive un pezzo su di lui. Come già Pablo Picasso, anche questo giullare (detto alla Dario Fo) fu attratto da maschere, feticci, totem. Li esponeva nel suo studio, li voleva sempre davanti a sé. Consapevole della loro capacità di emanare energie, di essere in qualche modo oggetti magici, sgraziate divinità che sovrintendono ai giochi, allo sdegno e allo spirito di trasformazione. Nel 1964 espone alla Biennale di Venezia, presentato proprio da Queneau. Per l’occasione propone quegli stessi generali, parate militari e costruzioni in meccano, che poi espone anche alla XIII Triennale di Milano, curata da Umberto Eco. Tra 1967 e 1968 realizza realizza alcune cravatte, vere e proprie sculture, per approdare quindi alla tecnica del d’après: lavorando soprattutto sui grandi del novecento, rifà Seurat (La grande jatte), Picasso (Guernica, Les Demoiselles d’Avignon), etc. Il lavoro a questo grandi d’après, tra l’altro, sarà determinante per l’approdo di Baj alle grandi composizioni degli anni 70 (il Pinelli, la Nixon Parade), che trovano un precedente proprio nelle dimensioni e nella struttura paratattica della Grande Jatte e di Guernica. Il 1969 è l’anno della grande mostra ‘Baj chez Picasso‘. Queneau, giocando col suo nome e con i suoi amori (Picasso e Picabia), gli regala due identità nuove, Picabaj e Bacasso. 1978: comincia a lavorare alla grande installazione dell’Apocalisse, che esporrà per la prima volta da Marconi nel 1979; altri elementi verranno aggiunti negli anni successivi, fino al 1983 che è l’anno della grande mostra di Palazzo Reale Jarry e la Patafisica, da lui curata assieme a V.Accame e B.Eruli. Nello stesso anno espone alcune opere dei cicli Epater le robot e Futurismo Statico.
Nel 1984 prende parte alla grande mostra ‘Primitivism in 20th Century Art‘, al Moma di NY. Nell’86 realizza il ciclo di illustrazioni per il ‘Paradise Lost‘ di Milton, e nell’87b viene inaugurato a Milano (Palazzo Dugnani) lo Spazio Baj, una collezione permanente di stampe e assemblaggi. Nel 1988: lancia la serie ‘Metamorfosi e Metafore‘, il cui capolavoro è l’enorme assemblaggio ‘sette Miliardi per il 2000‘. La serie viene esposta nella grande mostra ‘La mitologia del Kitsch‘, allestita al Museo di Varese nel 1990. La riflessione sul Kitsch, affiancata dalla rilettura delle ‘Impressioni d’Africa’ di Raymond Roussel e dal tentativo di creare un corrispettivo della sua scrittura con un occhio all’esotismo del Doganiere Rousseau, sfocia poi nella labirintica serie del ‘Giardino delle Delizie‘ , esposta da Marconi nel 91 ed introdotta in catalogo da Eco e Baudrillard. Nel 1993 inizia il ciclo delle maschere tribali, assemblaggi che utilizzano gli scarti della civiltà moderna (telefoni, coccarde, bottoni, rotelle…) per creare ironiche e coloratissime maschere di una civiltà mai esistita; interessante in questa serie è anche la straordinaria freschezza linguistica che guida Baj nella scelta dei nomi. Seguono i feltri (1993-1998), in cui la superficie ruvida e irregolare del feltro diventa luogo di evocazione di nuovi, vitalissimi personaggi, i totem (1997), i mosaici ed i Guermantes (1999), una serie di 164 ritratti ispirati ai personaggi di Proust, che utilizzano come base vecchi arazzi a motivi astratti e floreali, su cui interviene con innesti oggettuali e una pittura coloratissima.

«Io, Dangelo e Joe Colombo facevamo tutto, fondavamo nuovi movimenti, lanciavamo manifesti, trasformavamo e gestivamo balere. Si facevano quadri, si suonava, si ballava fino al mattino. Cantine e nightclub come l’Aretusa, il Santa Tecla, la Taverna Mexico, il Shangai con pianista cieco, tutta la Milano di notte era nostra»

 Con tono felice, tutt’altro che da artista fighetto, Enrico Baj ricordava gli inizi della sua carriera anarcoide di pittore-scultore-contestatore. Un personaggione, non c’è che dire.

Roberta Durante

Roberta Durante è una di quelle coi capelli lunghi marroni e gli occhi marroni