Fotografia che fa storia

DaguerreE’ il 7 gennaio 1839. All’Académie des Sciences di Parigi viene dato l’annuncio: è stato scoperto “un metodo per fissare le immagini che si dipingono da sole dentro una camera oscura”. La tecnica viene chiamata dagherrotipia dal nome di Jacques-Mandé Daguerre, ma già dodici anni prima Nicéphore Niépce, appassionato di chimica e incisione, ha realizzato la più antica immagine fotografica. Niépce però è scomparso nel 1833 e il suo nome è stato dimenticato da chi ha perfezionato e reso accessibile il procedimento fotografico. Non è che la prima delle infinite questioni che raccontano una storia decisiva per la contemporaneità,eppure in Italia a lungo sottovalutata. Tanto che nelle nostre Università, corsi di Storia della fotografia sono arrivati da poco più di vent’anni e stanno già cominciando a sparire. nel frattempo però un’opera maestosa ha sfornato il primo dei suoi quattro volumi: La Fotografia. Le origini 1839-1890 (a cura di Walter Guadagnini, Skira) mentre Antonella Russo, studiosa di spicco e allieva del grande storico Beaumont Newhall, ha dato alle stampe Storia culturale della fotografia italiana. Dal neorealismo al postmoderno (Einaudi). Se la fotografia nel nostro paese continua ad essere sottovalutata, si tratta forse di un discredito che continua a minare alle fondamenta un’arte mai davvero considerata tale. Cero è che se al Moma di New York la fotografia è arrivata negli anni Trenta, da noi abbiamo dovuto aspettare i Settanta. E dire che abbiamo avuto riviste eccezionali come Epoca, e fotografi straordinari. All’estero ci dicono: “Il vostro problema è che avete troppi monumenti da conservare, cosa può importare della fotografia?”. Eppure la carta è ormai come la pietra. E’ un monumento. La fotografia è diventata archeologia e se no corriamo subito ai ripari, forse, sarà troppo tardi.

Roberta Durante

Roberta Durante è una di quelle coi capelli lunghi marroni e gli occhi marroni