Egon Schiele in mostra a Nuoro fino al 9 dicembre

La mostra presenta ottanta opere fra disegni, acquerelli e gouaches. Schiele ha realizzato nei pochi anni di attività diversi dipinti, ma come viene dimostrato nel catalogo dalla curatrice, l’artista è prima di tutto un disegnatore. Infatti il disegno nel suo percorso artistico diventa un’arte autonoma, non solo uno studio preparatorio, tanto che Schiele firma sempre i suoi disegni e spesso decide anche il titolo, come nell’opera su Gustav Klimt defunto, del 1918. Il percorso parte con alcuni disegni ancora legati al gusto accademico, ma già con la piccola Testa di giovane vista dal basso del 1909, che attira lo spettatore con il suo sguardo enigmatico, già si intravede tutta la potenzialità del segno di Schiele.
Dall’anno successivo, l’artista compie un passo decisivo verso l’astrazione, il disegno acquista vita propria, il tratto diventa un segno tagliente e nervoso che analizza i corpi nudi, che con un gusto quasi fotografico, invadono il foglio e spesso vengono tagliati nei margini, come Donna seduta con calze rosse (Gerti) del 1910, di cui appena si intravede la testa e i cui arti restano monchi, incompleti. I corpi sono quindi diventati quasi dei burattini, con volumi sproporzionati, linee esasperate, che evidenziano anche una profonda insicurezza, come la Coppia che si abbraccia del 1914, dove ormai si è arrivati ad un’astrazione radicale, con volumi che ricordano un certo Picasso, o per l’uso della linea alcune opere di Klee .

Nell’esposizione si mette in rilievo l’attenzione per la figura umana, fragile, tormentata, malata, come traspare da alcuni acquerelli con l’uso del verde o rosa pallido, come nella Figura nuda con il braccio sinistro sul fianco del 1914. Molti disegni sono anche autoritratti, che evidenziano il suo interesse psicologico, con l’insistenza dello studio sullo sguardo e sulle mani nodose; in mostra sono presenti tre Autoritratti e un disegno con la moglie.
La parte più consistente è dedicata ai nudi e alle figure di amanti avvinti in un abbraccio, con un’estetica intensamente erotica, che diventa quasi esibizionismo. Come scrive Achille Bonito Oliva nel suo saggio all’interno del catalogo “”l’esibizionismo è il bisogno di affermare con un segno forte la volontà di potenza dell’eros minacciata da forze sovrastanti e da un contemporaneo esaurimento storico che colpisce alla radice l’io, e non soltanto quello dell’artista. L’esibizionismo è lo stato del bambino minacciato da forze troppo adulte per lui, incombenti fino al terrore della distruzione, è il sintomo di un desiderio di presenza che soltanto un forte mettersi in mostra può preservare e affermare in maniera rassicurante“.

La mostra di Schiele occupa il terzo piano del Museo, negli altri piani si può osservare la collezione permanente del Man.