Cheick Diallo: designer degli scarti intrecciati

Cheick DialloA Diallo è capitato come all’orologio rotto: restando fermo sulle sue idee si è trovato a segnare l’ora giusta. Anche se non siete esperti di design, non vi sarà sfuggito che il made in Italy certo non si chiama così per la nazionalità dei designer: i nostri più bei marchi, da Foscarini a Poliform, da Molteni&C a Poltrona Frau, da Kartell a B&B, hanno mobili di autori internazionali. Il made in Italy si riferisce all’impresa, al suo stile e al suo know how. E ai suoi talent scout probabilmente non sfuggirà un ingegno come quello di Cheick Diallo. Nato in Mali, Diallo ha studiato architettura e design in Francia e sul retaggio africano ha formato il suo modo di lavorare e la sua cifra. Vive e progetta a Rouen; realizza le sue idee a Bamako. Trovandosi adesso ad essere, suo malgrado, di tendenza. Perché tra le attuali linee guida del design troviamo artigianalità, contaminazioni etniche, materiali riciclati e poveri. Tutti segni distintivi di Diallo. Che, “affascinato dalle possibilità dello scarto industriale coniugato all’ingegnosità degli artigiani locali”, inventa arredi come, per esempio, una libreria fatta recuperando “fogli di latta serigrafati del Nescafé o della Coca-Cola, che pressati e saldati, vengono poi ricoperti di vernice rossa”, oppure tappi di bottiglia che si trasformano “nelle bianche maglie intrecciate di una sedia”. E pazienza se una sua chaise longue assomiglia al dondolo Bayekou della M’Afrique Collection firmato da Birsel+Seck per Moroso: in fondo è una conferma di certi caratteri comuni nella rilettura dell’etnico. Anche il design si globalizza, per fortuna non tanto nel senso di un’omogeneizzazione stilistica, quanto nella voglia di altri orizzonti. Finora Diallo si è concentrato soprattutto sulle sedute e su complementi come fruttiere o posate (vedi diallo-design.com).

Roberta Durante

Roberta Durante è una di quelle coi capelli lunghi marroni e gli occhi marroni