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	<title>Cultura.it &#187; arti</title>
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	<description>Blog di arte e cultura con rubriche, approfondimenti e link</description>
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		<title>Imprese italiane che operano nella cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 10:53:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Davvero tante le imprese italiane che operano nella cultura. Vediamo come sono distribuite sul territorio. Intanto diciamo che sono oltre 6.400 le imprese attive in Italia nel settore della conservazione, restauro e commercio di opere d&#8217;arte. La prima regione Ã¨ la Lombardia con 1.142 attivitÃ , il 18% delle imprese italiane del settore, seguita dal Lazio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br /><script type="text/javascript"><!--
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</script></-> <p>Davvero tante <strong>le imprese italiane che operano nella cultura</strong>. Vediamo come sono distribuite sul territorio.<br />
Intanto diciamo che sono oltre 6.400 le imprese attive in Italia nel settore della conservazione, restauro e commercio di opere d&#8217;arte.<br />
La prima regione Ã¨ la Lombardia con 1.142 attivitÃ , il 18% delle imprese italiane del settore, seguita dal Lazio (816 imprese, il 13% del totale italiano) e dalla Toscana (con 712, ovvero l&#8217;11%).<br />
Trentino Alto Adige, Marche e Lazio sono le regioni piÃ¹ specializzate nelle attivitÃ  di <strong>conservazione e restauro delle opere d&#8217;arte</strong>, mentre Campania, Lombardia e Puglia sono molto attive nel commercio al dettaglio di oggetti d&#8217;arte.</p>
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		<title>Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 11:46:45 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[Fin dall&#8217;antichitÃ  i tessuti preziosi sono stati la componente ornamentale mobile prediletta di re e nobili di tutta Europa. Dalla metÃ  del Trecento gli arazzi hanno rappresentato al meglio questa tradizione. Quei tessuti di dimensioni gigantesche, veri e propri affreschi mobili, facili da trasportare da una residenza all&#8217;altra, da appendere e staccare, non si limitavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dall&#8217;antichitÃ  i <strong>tessuti preziosi</strong> sono stati la componente ornamentale mobile prediletta di re e nobili di tutta Europa.<br />
Dalla metÃ  del Trecento <strong>gli arazzi</strong> hanno rappresentato al meglio questa tradizione. Quei tessuti di dimensioni gigantesche, veri e propri affreschi mobili, facili da trasportare da una residenza all&#8217;altra, da appendere e staccare, non si limitavano alla funzione di difendere dal freddo ma dovevano anche costituire uno sfondo variopinto e conforme ai desideri dei committenti e ne <strong>manifestavano la ricchezza e il prestigio</strong>.<br />
Molti degli <strong>arazzi delle antiche collezioni</strong> era realizzata da <strong>artisti fiamminghi</strong> e proponeva scene campestri, ma ne esistevano anche altri con storie piÃ¹ complesse, come, ad esempio vicende di eroi biblici, come Davide, Saul o MosÃ¨, o di personaggi cristiani dagli Atti degli apostoli, oppure per un uomo d&#8217;armi storie profane, come quelle di Enea, di Alessandro o le Fatiche di Ercole .<br />
La mostra <strong><em>Gli arazzi dei Gonzaga nel Rinascimento. Da Mantegna a Raffaello e Giulio Romano</em></strong>, curata da Guy Delmarcel in collaborazione con Nello Forti Grazzini, Stefano L&#8217;Occaso e Lucia Meoni, presenta fino al 27 giugno, una selezione degli arazzi piÃ¹ belli appartenuti ai Gonzaga e realizzati durante il Rinascimento.<br />
I signori di <strong>Mantova</strong> acquistarono arazzi fin dal Quattrocento, seguendo l&#8217;esempio delle altre <strong>grandi famiglie italiane</strong>, come gli Estensi a Ferrara o i Farnese a Parma, ma fu soprattutto nel Cinquecento che gli acquisti di arazzi conobbero un forte incremento per via dell&#8217;interesse nutrito verso questa particolare forma dâ€™arte dai tre figli di Francesco II Gonzaga, quarto marchese di Mantova, e di Isabella d&#8217;Este.<br />
La raccolta di arazzi giunta fino a noi non Ã¨ che una piccola parte dei tesori dei tre figli di Isabella d&#8217;Este: un arazzo che fu del duca Federico II, ventuno di Ercole e trenta di Ferrante, per un totale di cinquantadue opere.<br />
<center><a href="http://www.cultura.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/arazzi_palazzo_te.jpg"><img src="http://www.cultura.it/blog/wp-content/uploads/2010/03/arazzi_palazzo_te.jpg" alt="" title="arazzi palazzo te" width="480" height="405" class="aligncenter size-full wp-image-596" /></a></center><br />
Una buona parte Ã¨ oggi esposta in mostra a Palazzo Te, insieme ad alcuni lavori dell&#8217;inizio e della fine del Cinquecento. Lo studio sistematico dell&#8217;<strong>arazzeria gonzaghesca</strong> Ã¨ cominciato nel 1977 e nella mostra viene illustrato in un percorso espositivo allestito a Palazzo Te, che si completa con la sezione al Museo Diocesano Francesco Gonzaga, dove Ã¨ collocato permanentemente un corpus di sei arazzi di soggetto religioso commissionati dal vescovo Francesco Gonzaga. Una serie di quattro panni raffigura scene della vita di Cristo tratte dal Nuovo Testamento e dagli Atti degli Apostoli: La Trasfigurazione, L&#8217;IncredulitÃ  di san Tommaso, L&#8217;Ascensione di Cristo, La Pentecoste. <strong>Recenti scoperte</strong> hanno permesso di assegnare la loro invenzione a Henri Lerambert, pittore di corte di Enrico IV proprio negli anni in cui il vescovo Francesco risiede a Parigi in qualitÃ  di nunzio apostolico.<br />
I disegni preparatori degli arazzi, presenti in mostra sono un prestito della <strong>Biblioteca Nazionale di Parigi</strong>; realizzati per un parato oggi perduto e originariamente destinato alla chiesa di Saint-Merry.</p>
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		<title>Nasce la laurea in arti, patrimoni e mercati</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 15:40:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un seminario tra gli &#8220;oggetti sonori&#8221; di Fabio Novembre. Una lectio magistralistra i disegni di Alessandro Mendini. Un esame sotto i progetti avveniristici di Frank Gehry. La Triennale si trasforma in uni­versit&#224;. In collaborazione con lo Iulm, organizzer&#224; un nuovo corso di laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati. I cinquanta studenti (spe­cializzandi) che potranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un seminario tra gli &#8220;oggetti sonori&#8221; di Fabio Novembre. Una lectio magistralistra i disegni di Alessandro Mendini. Un esame sotto i progetti avveniristici di Frank Gehry. La Triennale si trasforma in uni­versit&agrave;. In collaborazione con lo <em>Iulm</em>, organizzer&agrave; un nuovo <strong>corso di laurea magistrale in Arti, patrimoni e mercati</strong>. I cinquanta studenti (spe­cializzandi) che potranno iscriversi a partire dal 2009-2010 passeranno il pri­mo anno allo Iulm e il secondo interamente in Triennale per toccare con mano come si organizza una mostra, come si può allestire, come fare la comunicazione, come reperi­re i fondi necessari. Un vec­chio pallino di Rampello che lo ha esplicitato chiaramente nel suo <strong>Manifesto della cultura</strong>: mettere in rappresentazio­ne il fare. E quale migliore rappresentazione del fare &egrave; tra­sformare la Triennale in un &#8220;laboratorio&#8221; dove il fare si tramanda e si attualizza? </p>
<p>&#8220;Una rivoluzione&#8221; la definiscono il presidente della Triennale e il rettore dello Iulm, Giovanni Puglisi. Che potrebbe allargarsi ad altre universit&agrave; e ad altre istituzio­ni culturali. &egrave; l&#8217;auspicio del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che ha &#8220;bene­detto &#8221; il patto tra Iulm e Trien­nale. &#8220;&egrave; un’iniziativa sponta­nea di Iulm e Triennale. Noi seguiamo con molto interes­se questo progetto e speriamo che possa essere preso a modello da altre <strong>istituzioni culturali</strong> e da altre universit&agrave;. Non solo a Milano, ma in tut­ta Italia&#8221;. Gli scenari che si aprono so­no suggestivi. Basta dare sfo­go alla fantasia. L’Universit&agrave; degli Studi di Firenze e gli Uffi­zi. La Biennale con l&#8217;Universi­t&agrave; di <a href="http://www.venezia041.com/" title="Venezia">Venezia</a>. La ricchezza dei musei vaticani e le grandi uni­versit&agrave; cattoliche. Bondi vede in quest’operazione anche un’opportunit&agrave; per la riforma del ministero che &#8220;dovrebbe essere approvata dal Parla­mento entro un mese&#8221; e che prevede la riqualificazione e la rivalutazione di tutto il sistema museale italiano. &#8220;C&#8217;&egrave; uno stretto rapporto &#8211; ha detto il <strong>ministro Bondi</strong> — fra la valorizzazione e la tutela dei beni culturali e artistici. Non si può fare valorizzazione senza tutela e viceversa&#8221;. &#8220;E noi stiamo an­dando proprio in questa dire­zione — replica Rampello — creando i manager necessari a questa riqualificazione del sistema museale&#8221;. &#8220;Non vogliamo formare solo delle ve­stali dell&#8217;arte &#8211; attacca Puglisi &#8211; ma un laboratorio che metta insieme arte e cultura, patrimonio e mercato, cono­scenza e turismo&#8221;. </p>
<p>Insomma, una giusta via di mezzo, tra la sacralit&agrave; della cultura propugnata dai puristi e la visione dell&#8217;<strong>arte come mercato</strong>.</p>
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